>> Paola Di Mitri: «Nei territori devastati l’archivio è come un’ancora»
È uno scavo emotivo, un esercizio di immaginazione collettivo la nuova creazione di Paola di Mitri, 39 anni, barese che ha vissuto quasi tutta la sua vita fuori: da anni lavora sulla frizione tra linguaggi e codici diversi per raccontare la realtà.
(Francesca Saturnino / Il Manifesto)
>> Da qui in poi ci sono i leoni di Paola Di Mitri
L’incontro con le comunità locali è un toccante «esercizio di immaginazione collettivo». Dai luoghi dove l’impatto antropico è più allarmante (la Taranto dell’Ilva, il Sulcis, la Val di Susa), la prospettiva sul futuro è deviata da un presente già fortemente compromesso.
Sabrina Fasanella/ Cordelia (Teatro E Critica)
>> Paola Di Mitri al Romaeuropa Festival 2023
Ecco che la geografia dell’installazione può finalmente diventare non solo il disegno di un meticoloso cartografo, ma piuttosto l’invenzione di uno luogo che ancora non c’è, sconosciuto e misterioso, una foresta fantastica i cui re non sono ancora, o forse non saranno più, gli esseri umani.
(Pietro Guerrini/ Arshake)
>> La video installazione che documenta l’impatto dell’uomo sull’ambiente
È ormai un dato di fatto: l’uomo, con la sua presenza e il suo intervento sull’ambiente, ha irreversibilmente modificato il paesaggio che ci circonda. Ma questo nuovo panorama, costituito dalla presenza e l’azione congiunta di elementi naturali, umani e industriali, è ancora da esplorare.
(Sky Arte)
>> Da qui in poi ci sono i leoni, la nuova video-installazione di Paola Di Mitri
Nella video installazione di Di Mitri, le immagini del presente sono messe a confronto con gli archivi del passato, fino ad arrivare a immaginare scenari ambientali futuri, le cui prospettive sono già agghiaccianti. Quattro fasce di età hanno provato a immaginare scenari possibili, fantastici, apocalittici, utopici. Ne è venuto fuori un esercizio di immaginazione collettivo.
(Il Mondo)