Libya. Back Home segue il viaggio di Miriam Selima Fieno verso la Libia, nel tentativo di mettersi sulle tracce delle sue origini nordafricane. A partire dai documenti di famiglia, Miriam ci conduce in un’investigazione personale, in un’esperienza radicale, in una storia che la ossessiona segretamente e che la porta a conoscere Salem un cugino libico di cui non conosceva l’esistenza, l’iracheno Haidar ex professore di inglese all’università di Tripoli e Khalifa Abo Khraisse, giornalista libico e corrispondente dalla Libia per alcune testate italiane. La storia ricostruisce un viaggio capace di scavare nel cuore di un’urgenza familiare, sociale e politica e raccontare, attraverso il rapporto travagliato e ancora esistente tra la Libia e l’Italia, una storia di colonizzazione, amore e turbolenza politica che continua fino ad oggi.
“Per sentire com’è vivere oggi in Libia, voglio che immaginiate qualcuno seduto in una stanza, piena di schermi televisivi montati su tutte e quattro le pareti, dall’alto verso il basso. Questi schermi continuano a mostrare cose diverse in ogni momento, e la persona nella stanza non ha il telecomando. Ogni pochi secondi il programma cambia su tutti gli schermi, ed è tutto a pieno volume e confuso. È troppo difficile spiegare a qualcuno al di fuori di quella stanza cosa vuol dire essere la persona nella stanza, ed è difficile sapere cosa sta succedendo fuori dalla stanza. Siamo tutti la persona nella stanza, a Tripoli, Livorno, Roma, Tunisi, tutti. Non siamo altro che in stanze diverse.” Khalifa Abo Khraisse
Libya. Back Home follows Miriam Selima Fieno's journey to Libya, attempting to trace her North African roots. Starting from family documents, Miriam leads us on a personal investigation, a radical experience, into a story that secretly obsesses her, leading her to meet Salem, a Libyan cousin she didn't know existed, Iraqi Haidar, a former English professor at the University of Tripoli, and Khalifa Abo Khraisse, a Libyan journalist and correspondent in Libya for some Italian publications. The story reconstructs a journey capable of delving into the heart of a family, social, and political urgency and narrating, through the troubled and still existing relationship between Libya and Italy, a story of colonization, love, and political turbulence that continues to this day.
"To feel what it's like to live in Libya today, I want you to imagine someone sitting in a room, full of television screens mounted on all four walls, top to bottom. These screens keep showing different things at all times, and the person in the room has no remote control.
Every few seconds, the program changes on all screens, and it's all at full volume and confusing. It's too difficult to explain to someone outside of that room what it's like to be the person in the room, and it's difficult to know what's happening outside the room. We are all the person in the room, in Tripoli, Livorno, Rome, Tunis, all of us. We are
nothing but in different rooms." Khalifa Abo Khraisse
Ideazione e regia Paola Di Mitri
drammaturgia Paola Di Mitri
collaborazione alla drammaturgia Davide Crudetti
testi Khalifa Abo Khraisse, Giancarlo Fieno, Miriam Selima Fieno
regia documentaria e montaggio Davide Crudetti (ZaLab)
archivio anni ’90 e Super8 famiglia Fieno
musiche originali Teho Teardo
progettazione e realizzazione scene Paola Villani
disegno luci Davide Rigodanza
tecnico di compagnia Elia Iachetti
assistenza artistica Nicola Di Chio
assistente di produzione Sara Consoli
consulenza sulle tematiche Andrea Segre (ZaLab), Stefania Mascetti, Chiara Nielsen (Internazionale)
produzione La Ballata dei Lenna
produzione esecutiva Acti Teatri Indipendenti
con il sostegno di Festival delle Colline Torinesi, TPE/ Teatro Piemonte Europa con in contributo del Centro di Residenza dell'Emilia Romagna “La Corte Ospitale"
vincitore Premio Scintille018
realizzato con il sostegno del Bando Ora! della Compagnia di San Paolo
FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI (7 giugno 2019, Torino)
INTERNAZIONALE A FERRARA (4 ottobre 2019, Ferrara)
ROMAEUROPA FESTIVAL (15-16 ottobre, Roma)
FESTIVAL 2030 (29 novembre, Bologna)
FERTILI TERRENI (4-9 gennaio 2020, Torino)
SPAZIO KOR (18 gennaio 2020, Asti)
DEDICA FESTIVAL (13 marzo 2020, Pordenone)
ARTINVITA FESTIVAL (2 maggio 2020, Crecchio)
>> NON PUOI TORNARE. LIBYA. BACK HOME INTERVISTA A PAOLA DI MITRI
“Non è facile tornare a casa se la tua terra è la Libia. Miriam Selima Fieno lo scopre suo malgrado: vorrebbe visitare la patria dei suoi nonni paterni, fare un viaggio per ritrovare le proprie origini, ma questo le sarà impossibile: nessuno può uscire e nessuno può entrare, in Libia è tutto bloccato. La guerra impedisce qualsiasi movimento, qualsiasi comunicazione".
>> VIAGGIO IN LIBYA. MIRIAM BACK HOME
“La scena ha un’oscurità che sembra replicare quella delle informazioni nascoste e ora da rivelare attraverso il contatto tra la volontà e la ricerca; Miriam – ordinata dalla sapiente regia di Paola Di Mitri che si pone al servizio di un corpo esigente, pulsante di domande – ha coraggio nell’affondare dentro la propria storia personale, per scoprire i caratteri di una vicenda collettiva, in grado di rendere in luce gli eventi che affollano gravemente oggi le cronache internazionali”.
>> LIBYA. BACK HOME USES THEATRE TO TACKLE COLLECTIVE MEMORY
“The play itself succeeds in balancing personal narratives with intimate stories; playfulness with dramatic events; the turbulent present and the colonial past. It contributes to the crucial task of excavating hidden histories, and conveying them through visuals, words and unconventional voices".
>> L’IMPOSSIBILE QUOTIDIANITÀ DELLE GUERRE SENZA FINE
“E quel bisogno di Miriam – figlia di un italiano che parla arabo e si sente africano – di trovare tracce e stabilire contatti con cugini e parenti, compresi i tentativi tragicomici di visitare Tripoli. Ma non è terra di turismo la Libia, Miriam se ne rende conto definitivamente parlando con Khalifa Abo Khraisse, corrispondente per Internazionale, che vive l’impossibile quotidianità di popolazioni svendute agli interessi petroliferi del sempre rinnovato colonialismo. Una guerra senza fine, mentre migranti disperati salpano su imbarcazioni fatiscenti e muoiono nel Mediterraneo".
>> IL COLONIALISMO NELLE MEMORIE FAMILIARI
"Miriam inizia la sua ricerca, vuole ritrovare le origini della sua famiglia a Tripoli, metterle in dialogo col presente: legge, studia, contatta numerose persone, docenti giornalisti, inizia a sua volta a scrivere un diario in cui raccoglie le sue scoperte e i suoi incontri, contatta le associazioni umanitarie, guarda film e materiali d’archivio condividendo il suo percorso con la regista del gruppo, Paola Di Mitri".
>> QUALI FUTURI POSSIBILI? IL TEATRO EMERGENTE ITALIANO AL ROMAEUROPA FESTIVAL
"Una realtà non confinata alla Libia, ma vera allo stesso modo a Roma o in qualsiasi luogo. Così come questi metaforici schermi confondono e offuscano la vista, in un crescendo drammatico verso la fine dello spettacolo alcuni fari puntano diretti al pubblico, abbagliandolo. L’intensità luminosa porta a riflettere su due versanti opposti. Da un lato, la scelta di lasciarsi accecare da tanta retorica su conflitti e violenze, molto più vicine di quanto non vorremmo ammettere, geograficamente, politicamente e storicamente. Dall’altro, un desiderio di illuminare queste realtà, di restituire visibilità e colore all’apatia cui si lascia troppo spesso prendere il sopravvento".
>> DALLE COLLINE SI GUARDA LA SCENA CONTEMPORANEA E SI ARRIVA IN LIBIA
"Molto interessante, specie drammaturgicamente, si è rivelato Lybia. Back Home , testo e regia di Paola Di Mitri. Miriam Selima Fieno, la brava protagonista, nata in Italia, di origini libiche, ricuce la storia del nonno".